La saga di J.K.Rowling in chiave simbolico-iniziatica

Intro fenomenologica

Harry Potter chiii?!? 


Sono passati quasi trent'anni da quando il nome del maghetto occhialuto ha fatto capolino nell'immaginario collettivo dell'intero pianeta: il primo libro, 'Harry Potter and the Philosopher's Stone', vide la luce il 26 giugno 1997 nel Regno Unito per la casa editrice Bloomsbury. Prima di allora, però, il manoscritto del progetto fu rifiutato parecchie volte da diversi editori: qualcuno dice 8, qualcuno 12, altri 13. Comunque molti.
La saga che narra la storia di Harry, composta da 7 volumi, è stata scritta dalla britannica Joanne Kathleen Rowling, totalmente sconosciuta all'epoca della prima pubblicazione, e divenne un vero e proprio fenomeno planetario, sebbene non da subito per tutti. I primi due libri ebbero infatti un immediato successo in patria e in buona parte dei paesi anglosassoni, e furono presto tradotti ed esportati quasi ovunque, ma la loro fruizione era destinata ad un target prevalentemente pre-adolescenziale. Era palese narrativa per ragazzi, ed era un mercato che, in quegli anni, stava attraversando una crisi nerissima: l'avvento di internet per le masse, soprattutto in Europa e in Nord America, aveva repentinamente distratto le giovani generazioni, che abbandonarono la lettura in favore del mondo telematico. In Italia il web cominciò ad essere alla portata delle masse a cavallo tra il 1998 e il 2002, un po' più tardi rispetto al resto del mondo occidentale, e non aveva nemmeno sufficiente copertura su gran parte del territorio per poter essere davvero considerata un'abitudine consolidata; ma già iniziava a mietere le prime vittime sulla carta stampata. L'editoria tendeva a non investire granché in nuovi titoli, ma fu proprio grazie ai libri di Harry Potter che i giovanissimi ricominciarono a prendere in mano un supporto cartaceo lungo e complesso. Fu però sul finire del 2001, con l'uscita del primo film della Warner Bros, che nessuno fu più in grado di ignorare l'esistenza delle cronache di Hogwarts, a prescindere dall'età anagrafica e dalla provenienza geografica. Volente o nolente, era inevitabile.


Una saga per ragazzini?

Io mi approcciai molto tardi alla saga: solo nel 2006 inoltrato mi decisi ad intraprenderne la lettura, quando erano già disponibili il sesto libro e il quarto film. La mia amica Simona insisteva incessantemente da lungo tempo per convincermi ad iniziare la lettura delle vicende di Harry ma, a trent'anni suonati, non ero molto propensa ad avventurarmi in una collana fantasy per ragazzini. Ero una fedele lettrice di Tolkien, la cui levatura letteraria era indiscutibile, e non avevo alcuna intenzione di perdere tempo con universi fantasy che reputavo puerili; ci avevo provato con altre saghe ed erano state tutte deludenti nell’impietoso confronto. C'è da ricordare che anche il filologo inglese, prima della realizzazione della trilogia cinematografica 'The Lord of the Rings', ad opera di Peter Jackson, era un autore piuttosto di nicchia: conosciuto da tantissimi, realmente letto da pochi, ma compreso a fondo da una cerchia ristrettissima che, ai tempi, non si poteva considerare una semplice consorteria di appassionati. Conservo ancora alcuni numeri della fanzine 'Terra di Mezzo', autoprodotta negli anni '90/'00 dalla 'Società Tolkieniana Italiana', piena zeppa di brevi saggi di approfondimento di grande pregio: chi orbitava intorno alle opere di Tolkien era una sorta di intellighenzia a sé stante, un fenomeno pre nerd/geek di notevole cultura. Ormai assuefatta a lunghi e "tediosi" soliloqui linguistici sul quenya o sulle figure archetipiche del fantasy tolkieniano, perché mai avrei dovuto mettermi a leggere di maghettini con la bacchettina e la mantellina? No, per favore. Infatti, anche ad oggi, chi non ha ancora letto i romanzi di Harry Potter, se non è per scarsa attitudine genetica alla lettura, a frenarlo è proprio questa (errata) convinzione che sia una storia per un target infantile.

Bisogna ammettere che, effettivamente, l'inizio della saga risulta più attraente per un pubblico molto giovane, e questo si è rivelato un grosso freno inibitore per le altre fasce d'età, perché un adulto che non sia già affezionato a questo genere narrativo e stile figurativo, difficilmente andrà oltre i primi due film, e ancora più difficilmente sentirà la curiosità di leggere i libri da cui sono tratti. A radicare ulteriormente la diffidenza ci fu il non poter sapere, all'epoca, che la saga sarebbe cresciuta insieme al suo protagonista: durante gli eventi narrati nei romanzi Harry ha infatti un'età compresa tra gli 11 e i 18 anni. Per questa ragione la Rowling, nei primi due tomi della saga, ha evitato di inserire dettagli troppo crudi, che sarebbero stati disturbanti per chi si fosse immedesimato in un potenziale Harry coetaneo di 11 e 12 anni. D'altro canto, per un adulto, il rischio che il tutto risultasse un po' bambinesco era concreto. Non crediamo, ovviamente, che sia realistico questo pregiudizio, perché c'è molto di più in questi scritti, e il presente lavoro è un tentativo di dimostrarlo tangibilmente; ma è comunque comprensibile che, un lettore occasionale, avesse potuto abbandonare la lettura, non potendo prevedere che la vicenda avrebbe assunto via via toni più maturi e financo cupi, sebbene volti alla luce.


Possibile ispirazione stilistica

A compensare questa potenziale titubanza, i film hanno rimodellato un immaginario estetico pre-esistente, ma in chiave molto più accattivante per il grande pubblico del XXI secolo, rendendolo immediatamente riconoscibile e liberandolo da quel tipico alone di forzatura che caratterizzava in precedenza lo urban fantasy. Il genere fantastico ambientato nel mondo contemporaneo, infatti, risultava spesso come un prodotto stereotipato nelle scelte stilistiche e narrative, e spesso anche low budget, in quanto piuttosto di nicchia fino al secolo scorso: era un pubblico affezionato ed estremamente fedele, ma non abbastanza numeroso da poter sostenere da solo il mercato. Oggigiorno le cose sono molto diverse e il fantasy, insieme alla fantascienza, sono probabilmente i due generi più mainstream, e quindi più redditizi; ma non è sempre stato così...
Anche l'ambientazione in scuole di magia non era una novità, ma in precedenza era quasi sempre stata sviluppata con una struttura alquanto schematica, quasi come un videogame a livelli predeterminati da superare. La più celeberrima è indubbiamente la saga di un'altra autrice britannica, Jill Murphy: la sua 'The Worst Witch' venne data alle stampe una ventina d'anni prima di quella di Hogwarts e, sebbene all'estero sia poco conosciuta, in patria è un vero cult, e ne sono state realizzate ben due serie tv, una negli anni '80, ed una ad opera di Netflix in tempi recentissimi. La protagonista, Mildred, studia anche lei in una scuola di magia (sebbene tutta al femminile, nel suo caso) e, come Harry, non era a conoscenza di essere una strega all'inizio del suo ciclo narrativo. La storia di Mildred segue una linea molto più leggera rispetto a quella del suo "collega", il cui destino è stato decisamente più impervio; ma le ambientazioni, la caratterizzazione di alcuni insegnanti e studenti, e tutta l'atmosfera del mondo magico, riportano massicciamente al mondo di Hogwarts, senza se e senza ma. Plagio? Alcuni dicono di sì, mentre altri sono consapevoli che, come già accennato, non è un'iconografia del tutto sconosciuta, e di certo non nel Regno Unito, che ha una tradizione piuttosto antica di simili storie in simili contesti, a cui la stessa Murphy non può non aver attinto, anche se ha fatto scuola in tempi odierni. Restiamo quindi sospesi nel giudizio, ma consapevoli del retaggio.


Harry Potter nell'immaginario collettivo

Se chiedessimo a chi non fosse già un fan della saga: "quali sono le prime cose che ti vengono in mente se senti il nome Harry Potter?", le risposte sarebbero molto probabilmente legate ad aspetti di forma. Interessata a comprendere quale fosse la percezione dell'immaginario collettivo tra i non fan ho provato a sottoporre questo quesito (ed altri) attraverso un sondaggio a cui ha partecipato un campione di circa 350 persone di età e generi diversi, e dalle passioni ed abitudini alquanto variegate. Effettivamente il risultato ha confermato il mio timore iniziale. Del protagonista si sa poco: viene identificato come un bambino non particolarmente memorabile se non per i suoi occhiali rotondi e la cicatrice a forma di saetta sulla fronte; è sempre accompagnato dai due amici del cuore, un buffo e un po' sfigato ragazzino dai capelli rossi e una saccente giovinetta che di nome fa... Emma Watson! Sì, c'è un po' di confusione lì fuori, ma oltrepassiamo questo scoglio scevri da giudizi... Spesso è stato citato il villain di turno, che si chiama Lordqualcosa, è senza naso, avrebbe bisogno di una manicure e ha un colorito poco salubre. Non c'è rispetto neanche per il Signore Oscuro... Ovviamente, poi, molti ricordavano il sosia di Renato Zero e il vecchissimo saggio mentore, che somiglia moltissimo a Gandalf, e non è escluso che taluni abbiano pensato fosse davvero il medesimo personaggio ma, mettendomi una mano sul cuore, non me la sento di biasimarli per questa balzana convinzione, come risultato di un surreale crossover tra Gondor e Hogwarts, anche perché hanno lo stesso doppiatore italiano, il mai abbastanza elogiato Gianni Musy... Dopo i personaggi è il contesto del mondo magico che resta impresso: vengono citate le bacchette; la scuola di magia allocata in un antico castello; animali strani con nomi strani, ma soprattutto i draghi (che, anche se compaiono pochissimo nella saga, tutti li ricordano sempre, questi draghi); antichi libroni riposti su polverosi scaffali di legno nodoso; piume che lievitano e scope che volano; incantesimi pronunciati in uno slang tra latino e inglese; cose del genere, insomma...


Forma & sostanza

Dobbiamo ammettere che, per quanto tutto ciò sembri già un costrutto visivo consistente, soprattutto perché segnalato da non appassionati della saga, esso è appena la buccia per un'opera di narrativa: è un vestito meraviglioso ed attraente, ma resta soltanto forma esteriore e, checché se ne dica nei vari fandom, anche la trama è forma, in quanto è il mezzo attraverso cui poggiano i messaggi che l'autrice vuole trasmettere. Perfino la crescita psicologica dei personaggi è forma, essendo soltanto l'esoscheletro che si fa loro indossare per costruire loro l'identità; e l'identità stessa è anche lei forma, se definibile e caratterizzabile, niente più che un'etichetta caratteriale. Perché? Si possono ricreare personaggi con identità uniche ed originali, ma restano comunque stereotipi se il fruitore ne ricerca una coerenza assoluta: un essere realmente vivente non può essere definito e caratterizzato, non può non possedere innumerevoli contraddizioni. L'essere umano è per sua stessa natura incoerente, e proprio per questo è così difficile riuscire a trovare un proprio “centro di gravità permanente”, come andava cantando Franco Battiato, pertanto credo che, più un personaggio è ben caratterizzato, e più è irrealistico.
Tornando alle opere letterarie in generale, soltanto dopo aver conquistato l'interlocutore e consumato l'effetto seduttivo iniziale, si può scoprire se, sotto l'abito della forma narrativa, ci sia davvero qualcosa che permanga nel tempo e che possa essere utile anche per noi, per la nostra vita; se ci può essere qualcosa che ci arricchisca, che sia anche sostanza. La differenza tra un testo, anche di alta qualità, e un classico, è infatti che un classico parlerà la stessa lingua e insegnerà le stesse cose anche tra dieci, cento, mille anni; anche quando il contesto storico-sociale sarà completamente diverso. Un gran bel libro non è automaticamente un classico: per esserlo deve superare il tempo e lo spazio.


Scelta o necessità? Sì.

È da questa esigenza di investigare ed investigarsi insieme ad Harry che ci si libera, da un certo punto in poi, dello stigma di opera puerile. Ma è una necessità realistica che si fonda su basi fattuali, o è solo dettata da un bisogno di ricerca individuale di chi scrive? Questo era il bivio autocritico che mi ponevo: l'ho visto solo io attraverso i miei strumenti ed i miei filtri, o c'è davvero qualcosa che va "oltre"? Nella mia serie televisiva preferita, 'Battlestar Galactica', nella sua versione re-imagined dei primi anni duemila, il personaggio di Gaius Baltar dice una cosa illuminante: "now I may be mad, but that doesn't mean that I am not right", che suonerebbe più o meno come, "io posso anche essere pazzo, ma ciò non toglie che io possa comunque avere ragione". Ma è la stessa Rowling che, in una vecchia intervista di cui non mi ricordo i riferimenti (e me ne dispiaccio), mi venne insperatamente in aiuto, distinguendo il lettore "che vuole solo la storia", da quello che, invece, cercava qualcos'altro. Ma cosa?
Nel lungo capitolo introduttivo intitolato, non a caso, 'Prolisse Premesse', cercheremo di affrontare gli aspetti che solitamente vengono analizzati nella saggistica potteriana e spiegheremo perché non ci bastano; proporremo riferimenti di esterni, in caso al lettore più curioso fosse gradito avere degli spunti per soddisfare ulteriormente la sete di sapere; esporremo a grandi linee il metodo e le intenzioni di questo scritto, per definire i confini entro cui lavoreremo; e poi, semplicemente, cercheremo di aprire "quella" porta... Quella che va "oltre". approfondimento




Note finali e informazioni di servizio:

Abbiate pazienza, entreremo presto in un contesto più "ciccioso", nel frattempo ci conosciamo, prendiamo confidenza, e ci confrontiamo, se avete voglia di commentare ed interagire... Tanto avrete mica fretta, no? ;)


Ricordo la pagina "INDICE" in cui visualizzare il piano dell'opera, la sezione "BIBLIOGRAFIA" che verrà aggiornata di volta in volta in base alle fonti da cui si attinge per ogni articolo, ed infine "LINKS & CONTATTI" in cui sono presenti differenti modalità per ricevere notifiche di aggiornamento per i nuovi post e per contattarmi.


Ricordo anche che le illustrazioni presenti nei post sono tutte autoprodotte da memedesima, e talvolta (come in questo caso) vengono modificate con AI se non ne ho di nuove pronte all'uso. Succederà spesso. 


Continua »

Presentazione

Il viaggio di Harry può essere anche il nostro viaggio...  


Spinta iniziale  

Questo blog nasce come costola di un libro che ancora non esiste e che si intitolerà "La Grande Opera di Harry Potter". Ma andiamo con ordine.  

La saga di J.K.Rowling è stata analizzata da innumerevoli punti di vista. La maggior parte di loro strizza l'occhio soprattutto al fandom, in cui si è sviscerato qualsiasi dettaglio su personaggi, cronistoria e tutto il mondo magico… Un lavoro enorme che non smette mai di offrire curiosità e fascinazione, ma finiscono anche per essere più forma che sostanza, essendo molto legati all'immaginario estetico della saga.  
A tanti non sono bastate le risorse web e le raccolte antologiche, e sono nate molte altre trattazioni utili a fare un passo un po' più a fondo, facendo analisi psicoanalitiche dei personaggi, disamine sulle morali che vengono trasmesse, esposizioni filologiche, filosofiche, fenomenologiche, finanche religiose… E molte di queste sono ricerche di notevole pregio e avranno una recensione qui sul blog.  
Ma a me, ed alcuni altri, ancora non bastava. Siamo incontentabili, mannaggia a noi.  

Ci mancava una lettura ancora più significativa: quella simbolico-iniziatica.  

E così mi sono detta: perché non farla io?


Metodologia 

Si poneva, però, un problemone: per poter sviluppare e divulgare ciò a cui aspiravo, si necessitava di un lavoro multidisciplinare che abbracciasse l’antropologia culturale, lo studio comparato delle tradizioni sacre, la mitologia, l’iconografia, la semiotica, gli archetipi… Ci vuole una metodologia gnoseologica, epistemologica, ermeneutica e, ovviamente, iniziatica, e questo significa due cose:

- andare a sbattere contro le convinzioni individuali di ognuno, ed è un terreno scivoloso e fragile allo stesso tempo;

- una palla mortale per chi non ci è abituato.

Per addentrarsi davvero in questa prospettiva sono fermamente persuasa non si possa prescindere da molte tediose "introduzioni/lezioni" che chiariscano il contesto prima di arrivare al soggetto da analizzare.

Molti prendono qualcosa a cui sono interessati e poi cercano cosa significhi simbolicamente, limitandosi a dozzinali "questo significa questo e quello significa quell'altro". *Tsk* Qui si vuole fare l'opposto: prima le basi, e solo poi le si applicano, perché non si dovrebbe mai correre senza saper camminare.
E' inoltre essenziale anche intendersi sui termini. Poco conta cosa Gigino e Gigetto ritengano giusto o sbagliato; l'importante è che Gigino e Gigetto conoscano lo stesso linguaggio e, quando dicono una parola, intendano entrambi la stessa cosa. Per evitare questi fraintendimenti culturali non possiamo esimerci da dovute contestualizzazioni: background storico, introduzione concettuale, racconto dei miti, comparazione tra le ritualità di diverse civiltà... Una volta raccolte sufficienti informazioni, si può aprire la parentesi potteriana e la si osserva con un occhio settato su un focus differente e un bagaglio sufficiente a poterlo fare fluidamente.

Obiettivi
Oggigiorno si sta creando un solco sempre più incolmabile tra una intellighenzia snob e chiusa in sé stessa; ed una massa convinta che l'apice che un classico fantasy possa offrire sia il cosplay, collezionare merchandising e conoscere a memoria tutto il background del building world della saga.
Io sono davvero nessuno, ma in questo marasma rigido e caotico ho un vantaggio: sono equidistante sia dalla spocchiosità accademica, così come dalla pseudo spiritualità new age. Mi trovo in un limbo indipendente in cui da tutto si può imparare e in cui tutto può insegnare, con i dovuti contesti e filtri, ovviamente. Così ho cominciato a scrivere, ed è da più di un anno che studio, appunto, abbozzo, e credo finirò esattamente il giorno mai dell’anno scòrdatelo.
In un certo senso questo saggio vorrebbe usare Harry Potter per parlare di cose molto più grandi (ma non alla maniera di Grindelwald) e, allo stesso tempo, usare il linguaggio simbolico e le conoscenze pluri millenarie per far comprendere che anche nella cultura pop ci possono essere opere che portano con loro la cosiddetta Tradizione, con la T maiuscola, che non è intesa come usi e costumi di un popolo, ma come trasmissione di sapienza.

Dilemma
Ma la Rowling è consapevole di aver inserito nei suoi libri significati elevati, oppure si sta favoleggiando e vedendo più di ciò che realmente c'é? Il punto è estremamente semplice: non ha importanza.
L'unica cosa che conta è che i riverberi di antiche sapienze ci siano, e ci sono, ci sono ovunque. Non ha alcuna rilevanza da dove provengano, se da scelte consapevoli dell'autrice o suggestioni interiorizzate nel tempo attraverso folklore, leggende, dottrine, fiabe... Noi tutti, e di conseguenza anche la Rowling, che ci piaccia o meno siamo il risultato di un universo di informazioni, alcune consce, molte altre subconsce, ed una miriade di altre totalmente inconsce, ed esse si riversano inevitabilmente su ciò che produciamo attraverso i mezzi espressivi di cui disponiamo, in questo caso la scrittura.

Progetto

Ad una certa mi sono resa conto che il progetto di questo saggio è ambizioso, corposo e potenzialmente molto impegnativo dal punto di vista del numero di pagine finale, pertanto ho ritenuto utile ritagliarmi uno spazio online in cui proporre il mio lavoro in una sorta di “extended edition”, mentre il prodotto cartaceo sarà, in un futuro lontano lontano, più snello e pottercentrico.

Qui sul blog verranno quindi pubblicati i vari capitoli e sottocapitoli in ordine sparso, ma nella loro versione più estesa, in modo che ogni aggiornamento sia una sorta di piccola tesina tematica, a volte indirizzata ad una trattazione generale propedeutica ad un argomento fondante, a volte dedicata direttamente ad un aspetto del mondo magico potteriano. Per esempio, se vorremo parlare della spinosa questione della predestinazione, prima introdurremo la questione da una prospettiva teoretico-speculativa, e poi la trasporremo ad Hogwarts e dintorni.


Conclusioni

Questa è la direzione che vorrei intraprendere.  Una strada che vada “oltre”.
Sarà un viaggio lungo ed impegnativo, non indolore, ma credo che ne valga la pena, a prescindere da Harry Potter.
E, se vi va, il viaggio può ripartire da qui insieme a voi…


Istruzioni per l'uso

Per restare sempre aggiornati sui nuovi post consultate il menù "Links/Contatti", in cui troverete diversi strumenti per poterlo fare: attraverso i social che preferite usare, o con avvisi via e-mail, se prediligete questa opzione.

Nel menù "Indice", invece, c'è il piano generale dell'opera (provvisorio), che verrà aggiornato con i collegamenti ai rispettivi articoli a mano a mano che verranno scritti.


Spero non restiate delusi.


P.S. perchè "La Grande Opera"? Beh. Lo scopriremo lungo la Via.


Continua »
Succ. » « Prec. Home